Gazzettino Dell'Oste

Mi piace davvero tanto osservare la gente.
Tanto quanto alla gente non piace osservare me.

Eccomi

Utente: uomotatuato
Un oste che osserva più di quanto pensa, che pensa più di quanto scrive e che scrive più di quanto osserva.

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giovedì, 30 novembre 2006
!!!! ATTENZIONE TRASFERIMENTO BLOG !!!

Cari Blogger del GODO,

vista l'instabilità e la lentezza di Splinder, ho iniziato a trasferire il GODO su un altro server
ed altra piattaforma (Wordpress su Server Linux).
L'indirizzo è www.uomotatuato.com. Le pagine del vecchio sito www.uomotatuato.com sono state trasferite all'indirizzo www.uomotatuato.com/ut

Il tutto non è ancora terminato, ad esempio i post sono stati importati da questo GODO ma non sono
ancora in ordine cronologico.
Vi esorto, scusandomi per il disturbo, a:

1) NON postare più su questo GODO ma utilizzare il nuovo all'indirizzo www.uomotatuato.com
2) Portare pazienza se tutto non funzionerà ancora correttamente.
3) Aggiornare il vostro profilo (Orsolina69, mastroFioraio e Savotfer esistono già come utenti con password "cambiami") oppure registrarvi come nuovi utenti del blog. Kegel e Ocabigia ricadono in questo secondo caso.
4) Fare un post di prova che poi cancellerò per testare che abbiate i permessi per pubblicare.
5) Per comunicazioni all'amministratore del BLOG utilizzare la eMail autore@uomotatuato.com
6) Postare, postare, postare.


Grazie della collaborazione e della pazienza.

uomotatuato

Postato da: uomotatuato a 17:51 | link | commenti
gazzettino

martedì, 28 novembre 2006
Sex talk...

Ieri sera....verso le 00.30...rincansando.....mi sono soffermato per alcuni minuti davanti al televisore.....in particolare ho fatto una carrellata veloce nei canali SKY.......niente di interessante....poi, più per caso che per altro (in fondo si dice sempre così...) sono incappato in "Canal Jimmy" e sono stato colpito dalla scritta nel lato inferiore sinistro dello schermo "sex talk" appunto....

La cosa ha attirato la mia attenzione.....

Tuttavia non capivo....lo schermo ritraeva sei uomini....apparentemente tra i 20 ed i 40 anni.....intenti a mangiarsi un piatto di spaghetti (probabilmente al pesto)....

....continuavo a non capire.....

Mi è bastato alzare il volume per svelare l'arcano.....questi sei....soggetti molto caratteristici......non facevano altro che parlare....o forse meglio "sparlare" di sesso.......nella maniera più becera possibile......

Io, anche considerato l'orario, sono durato 5 minuti.....ma a dir poco esilaranti....si è passato da "il posto più strano dove l'avete fatto".....e qui si è dato spazio alle cose più ridicole......... da un cimitero....a un confessionale.....per poi finire al sesso virtuale!

E' stato toccato l'argomento dell'"autoerotismo" sia maschile (....con utilizzo di bistecche riscaldate dentro ad una tazza.....(ogni commento è superfluo)....fino all'autoerotismo femminile....con commenti che qui voglio tralasciare.......

Tuttavia vale la pena verificare con mano (....non la tazza con la bistecca....)....

.....purtoppo non so se si tratta di un reality o meno...e neppure gli orari in cui viene trasmesso...anche se, visti i contenuti, direi sempre a notte fonda (e poi neanche tanto).....vi consiglio di buttare un occhio....potreste venire ispirati per un post......

A tutti buona giornata

Postato da: Savotfer a 08:19 | link | commenti (4)
sesso

lunedì, 27 novembre 2006
Altrove

andwhynot2Altrove, sì.
Ma dove?

Su ciò cui cammini, che calpesti coi piedi,
e che non vedi.

Nei buchi del cemento, su muri orrendi costati miliardi,
e che non guardi.

Attraverso le forme che l’acqua ha deformato,
e che non hai mai guardato.

Fra i cristalli, tra i granelli
e nelle incrostazioni colorate dei pennelli.

Nei salti di luce da cui ti devi riparare,
che il buio che hai dentro non ti ha fatto notare.

Postato da: uomotatuato a 21:45 | link | commenti
stati mentali

sabato, 25 novembre 2006
Lady Vampire

ladyvampireL’uomo è cacciatore, si sa.
Di questo disquisivo con un coetaneo, ponendo l’accento della nostra conversazione sull’imminente revoca della licenza per l’attività venatoria.
- Facendo una proiezione approssimativa ed utilizzando un modello che tenga conto delle variabili principali, ossia decadimento fisico, crescente complicazione della tua vita privata e lavorativa ma anche della maggiore esperienza sulle tecniche di caccia, - gli domandai, – pensi che quando ti ritirerai dalla scena potrai ritenerti soddisfatto?
- Penso di sì. -  rispose deciso.
- Secondo quali parametri?
- Semplice. Sono laureato in Matematica, come obiettivo mi sono posto di andare a segno la prima volta con una preda diversa per ciascuno dei 31 giorni del mese.
- Cioè te ne devi “matare” una il primo del mese, una il due e così via fino al 31?
- Esatto.
- Caspita, che precisione!
- La cosa importante è avere un obiettivo non così facile, ma perseguibile. Una volta raggiunto non si possono avere rimpianti.
- E’ una buona idea. - concordai invero un po’ perplesso – Ma secondo te, nel mio caso, che obiettivo perseguibile potrei ragionevolmente pormi?
- Visto che te la tiri da romanziere e vorresti fare delle parole il tuo lavoro a tempo pieno, direi che dovresti ritenerti soddisfatto quando ne avrai cacciata una per ogni lettera dell’alfabeto.
- Italiano o Inglese?
- Dai, accontentai dell’italiano! Trovare delle gazzelle di nome Ylenia non deve essere così facile!
Lo salutai soddisfatto e cominciai a fare due conti. La partenza fu scoraggiante. La lettera A era già vacante a meno di non considerare un po’ di petting avanzato. Eppoi avevo sprecato ben tre battute di caccia per la lettera C, ed altrettante per la M e la S. E dire che quella lepre Caterina aveva la pelle che sapeva così di selvatico… avrei fatto meglio a concentrarmi su quella quaglia di Antonella che prometteva tanto bene e mi era sfuggita per un niente.
B celo, C celo, D manca, E…, F…, G…, H manca. H! E questa come me la procuro senza andare in riviera in agosto? I celo, L…, M, N, O… O? Odette? Oslavia? Ma chi chiama più così le sue figlie? Le viventi avranno tutte settantanni! Vabbè, andrò a fare una battuta nella tundra siberiana. P…, Q. No, dai! Q non esiste! Nemmeno una donna gobbuta di nome Quasimoda credo sia mai stata generata. Decisi che avrei sostituito la Q con due prede di una lettera difficile ma non impossibile: la Z. Zita era il nome della bidella del mio asilo. L’avevo tanto amata. Z si poteva fare. Z mi ispirava, Z accendeva il mio sadismo, Z iniettava il mio occhio di sangue. Z come… come… Zeta come Zondra, Z come Zora!

Postato da: uomotatuato a 19:46 | link | commenti (3)
sesso, stati mentali

venerdì, 24 novembre 2006
E' giunta l'ora....

Dopo qualche giorno di "silenzio" nascosto a leggere tra le righe dei post degli altri.....ritengo che sia venuto il momento di fare questo primo passo....dopo una giornata passata a sfogliare le oramai "sudate carte" dedico a Voi amici "blog-nauti" questi ultimi scampoli di lucidità"... prima di andarmi a disintegrare in un qualche bar e a tentare di mettere in pratica tutto quanto imparato negli ultimi giorni da queste pagine......

Svelo un piccolo segreto.....il perchè del mio Nickname.....che per essere pronunciato correttamente necessita della conoscenza dell'idioma in cui è stato pronunciato la prima volta.....e cioè un mantovano stretto....anche un pò biascicato....."Sà-Vòt-Fe-er"......

Ma andiamo per gradi:

Qualche anno fa...in un momento in cui cercavo disperatamente la mia identità....o forse cercavo qualcuna su cui farvi riflettere la mia identità......un Amico mi ha spinto verso la bassa mantovana alla ricerca di "esperienze nuove".....attenzione però....nulla di quanto Voi state pensando....cose molto caste....ma non troppo.....comunque in queste scorribande non si è beccato granchè....anzi......da quanto rammento proprio nulla.....!

Ma non è questo il punto saliente......,

In una di queste serate all'insegna del divertimento e del "intanto qui non ci conosce nessuno e possiamo dire e fare ciò che più ci aggrada"....sono incappato in un'avvenente cassiera di supermercato sui 35 anni....molto brillante ma un pò "sguaiata".

Dopo un primo approccio con tutte le attenzioni del caso.......la sventurata rispose: "ma sai cosa cihai te?" (cito testualmete) "Te...cihai un gran bel Sa Vòt feer......."!!!!!

Il problema è che era seria e pensava di avermi fatto un gran complimento....io stordito sono fuggito e da allora non ho mai più avvicinato donna....o quasi......!

Buona serata.  

Postato da: Savotfer a 17:54 | link | commenti (3)
la testa altrui

martedì, 21 novembre 2006
le teste delle donne

sospira l'umanista:

"Se solo le teste delle donne fossero come i loro capelli, che gioiosamente si attorcigliano su questo letto in affitto senza combattere, senza ringhiare. Questo letto, quando vi splende il sole, ospita capelli come fili di vite diverse, vite ambrate, vite scure, vite sperse. Fili di vite che s'inseguono sui suoi cuscini: accostando appena l'orecchio potremmo sentirli raccontarsi gli uni gli altri le loro notti segrete, gli attimi lucenti nei quali l'impeto sacro li strappò alla loro sede.
light2I capelli delle donne non sono come le morali delle teste cui appartengono: essi, al contrario, sanno bene che di segreto non ci deve esser niente, sanno bene che il sussurro non è il modo migliore d'accostarsi ai bei argomenti. Così il biondo stringe alleanze con il bruno, il riccio con il liscio: tutti in pace giacciono sul bianco, come in posa, come in danza, come mai farebbero le teste delle donne le cui chiome invece s'accoppiano ad oltranza, ma solo, a giorni alterni, sul lenzuolo."

Postato da: mastroFioraio a 22:47 | link | commenti (4)

Wi-FiG (Gnocche Senza Fili)

Ho dormito al fianco di una bella donzella, stanotte.
Talvolta ancor mi riesce di procacciarmi piacevole compagnia e in queste occasioni, vantaggio dell'età, di tanti errori commessi ed esperimenti tentati, sbaglio sempre meno le mie mosse.
Sfoggiavo per l'occasione il mio nuovo impianto Hi-Fi in camera da letto. Questo ha accompagnato la serata trasmettendo musica proveniente dal mio fedele Mac situato ad oltre venti metri di distanza. La playlist musicale, accuratamente e minuziosamente studiata per distendere senza apparire stucchevole, per accompagnare le mie parole con artificiosa apparente casualità, viaggiava via etere dal computer posto nello studio fin sulle scale, oltre la porta della stanza, dentro all'amplificatore e fuori dalle casse acustiche grazie alla tecnologia wireless di cui mi sono dotato e specializzato negli ultimi giorni.
Tecnologicamente, la serata è iniziata e tecnologicamente è giunta al termine grazie allo sleep-timer con cui avevo programmato l'impianto stereo.
Stamane, al risveglio, l'acre esalazione proveniente dalle fauci della bella ragazza mi confessava ch'ella m'aveva sognato, anzi che ci aveva sognato entrambi fare sesso in compagnia di una terza persona di decisamente avvenente e di sesso femminile.
- Era una situazione strana... - m'ha sussurrato avvicinandosi al mio viso stropicciato. - Perchè eravamo entrambe tue morose.
- E andavate d'accordo, nel particolare frangente?
- Ma sì... non era male. C'è stato solo una cosa... Insomma... Tu hai finito... venendole in bocca... e io ricordo che nel sogno mi sono un po' risentita.
- Capisco. - Ho detto allungando il braccio verso il comodino per raggiungere il telecomando dell'impianto stereo.
Mentre premevo il pulsante per ridare vita all'ammasso di tecnologia sonora, ho cercato di fare mente locale. Il vuoto. Non ricordavo nulla dei miei sogni di quella notte. Mi sono avvicinato a lei, tempia contro tempia. Ancora niente. Mentre nuova musica arrivava dal mio Mac situato a venti metri di distanza,  nulla di quell'incontro, avvenuto in una mente accostata alla mia, entrava a far parte dei miei ricordi.

Postato da: uomotatuato a 14:24 | link | commenti (2)
sesso, la testa altrui

sabato, 18 novembre 2006
Risposta a "La Maledizione delle Belle Donne"

La domanda chiave per comprendere la maledizione delle belle donne è questa:

"Come vede, la donna avvenente, l'antico problema di trovare un compagno che degnamente l'aiuti alla prosecuzione della specie?"

La risposta è contenuta nella metafora della musica utilizzata nel post in oggetto: lo vede in modo certamente distorto, perchè il suo terreno di azione è quello di un mercato in cui l'offerta supera di gran lunga la domanda, così come al giorno d’oggi la proposta di musica supera di gran lunga il tempo libero per ascoltarla, approfondirla, comprenderla ed apprezzarla.

Orde di maschi di specie dissimili si propongono per ricoprire l'agognato ruolo.

Molti ci provano maldestramente e come dei Woody Allen sbagliano la prima frase, l'atteggiamento, il momento, le scarpe, il dopobarba, le mani troppo curate, poco curate, o banalmente si materializzano in quei tre quattro giorni in cui tutto è TOTALMENTE NO.

Alcuni discepoli del Barone Rosso ci provano azzeccando la prima frase, ma nei loro occhi traditori è visibile il solo obiettivo interessante: vergare un'altra X sulla carlinga del loro aereo da compattimento, portarsi a letto la supergnocca e vantarsi con gli amici. Punto.

Altri azzeccano l'approccio e non hanno gli occhi iniettati di sangue ma sono più bassi di lei e coi tacchi sembrano troppo Mino Reitano.

Qualcuno è carino carino, ma è musulmano e la scoperebbe solo vestita.

Un paio sono perfetti, sanno a tal punto come muovere gli occhi, cosa dire e cosa fare che sembrano George Clooney, sono uomini autosufficienti ed autoconsistenti, che non hanno bisogno di donne ma che sanno come valorizzarle e che certamente le scoperebbero, nude, davanti e di dietro con grande precisione.

La bella donna, assalita per anni senza soluzione di continuità dai vari Woody Allen, Barone Rosso e Mino Reitano è ormai prevenuta nei confronti del genere maschile. Lo vede troppo sfigato, troppo assatanato, troppo basso o con troppo esplosivo nel pigiama per dargli corda. A George un po' di corda e magari di passera la darebbero pure, ma quel genere di uomo le belle donne lo hanno provato da giovani e... COSI' MALE NON CI VOGLIO PIU' STARE. Insomma, soggiogata da tanta abbondanza e frequenza di tentativi di approccio claudicanti, viscidi, infidi e perniciosi, la bella donna non ha il tempo e nemmeno più la speranza che in mezzo a quel merdaio si celi il suo principe azzurro.

E invece l'uomo perfetto potrebbe essere proprio il Woody Allen, troppo timido per mostrare la sua grandezza nei primi minuti. Potrebbe essere Mino Reitano, poveretto, perché reso virtuoso dal dover sopravvivere nonostante le sue stesse miserie. Potrebbe essere il Barone Rosso, redento da un improvvisa quanto sconosciuta corrispondenza d'amorosi sensi nei confronti della sua vittima.
Potrebbe essere, forse, molto improbabilmente, perfino George Clooney ad essere lasciato andare senza il beneficio del dubbio.

Postato da: uomotatuato a 15:33 | link | commenti (4)
stati mentali, la testa altrui

lunedì, 13 novembre 2006
… e più non dimandare !

Un giovine carpigiano arrembante, colletto appuntito, giacca rossocucita e scarpa riflettente, siede al tavolo da lui richiesto (ed ovviamente capiente il doppio dei culi presenti) con filiforme aspirante letterina. Molto carini entrambi(o enduambi, in fondo son sol due!), sfoggiano col sottoscritto i modi affabili e gentili di sempre.
Alle spalle di lui, appesa alla parete, un’opera pittorico fotografica di un quotato artista locale ritrae una vecchia Rom durante i festeggiamenti di Santa Sara a Saint Marie de la Mer in Camargue. La fotografia, strappata, arricchita da colate di resina e bruciature, è presentata su una lastra di alluminio sulla quale sono presenti brani del Purgatorio di Dante scritti a mano dall’artista.
Appena due minuti dall’ingresso dei  due clienti, mentre ancora le pagine del menù scorrono fra le loro dita, vado al tavolo a portare una bottiglia d’acqua minerale. Il fanciullo mi punta col dito e muove la testa come a dire aspetta che ti devo proprio chiedere una cosa…

- E’ sardo? – domanda indicando la foto.

Intuisco che abbia scambiato la vecchia dalla pelle incartapecorita e dal volto attraversato da piaghe carsiche, per un pastore sardo bruciato dal sole e sciupato da tristi notti in compagnia ovina.

- E’ una vecchia Rom… - rispondo timidamente.

- Sì… - insiste come se io non avessi compreso la sua domanda. – Però quello… - e punta l’indice sulla scritta ai piedi della foto, - … è sardo?

Mica uno deve conoscere i versi della Divina Commedia, mi suggerisco in silenzio, accomodante. Magari non ha fatto il Liceo ed io ora stento ingiustamente a trattenere le risate. Non mi è chiaro però per quale motivo lui sospetti che quei versi siano in sardo. Decido allora di svelargli la loro provenienza e porre fine all’equivoco.

- Sono versi dal Purgatorio di Dante. Dante Alighieri. – dico con professionalissimo aplomb.

- Ah, ho capito… - conferma sorridendo mentre io abbozzo un movimento, felice di potermi togliere da quella inopportuna posizione in cattedra.

- … ma quello che volevo sapere è se sono scritti in sardo!

Abortisco il passo della salvezza e comincio non tanto a riflettere su come uscire da quella situazione senza perdere due clienti, ma piuttosto a domandarmi secondo quali regole agisca il fato nel disporre gli accoppiamenti fra due persone di opposto sesso. A darmi la risposta, inaspettatamente, è proprio lei, la splendida e trasparente topina, rimasta muta fino a quel momento a leggere il mio menù con encomiabile attenzione.

- Filetto di BO-VI-NO… BO-VI-NO… cioè… è… è… CA-VAL-LO?

- Vacca. – rispondo perentorio. – Vacca. – Mi ripeto, del tutto pago.

 

Postato da: uomotatuato a 22:28 | link | commenti (2)
gazzettino

mercoledì, 08 novembre 2006
La maledizione delle belle donne

Risparmiai ed acquistai il mio primo vinile, cent’anni or sono.
Lo ascoltai mille volte, al chiuso, all’aperto, in auto e con il mondo a far casino all'esterno delle cuffie. Cercai di comprendere invano le parole dei testi, poi li lessi, li tradussi e mi sforzai di dar loro un senso. Mi domandai cosa fosse passato nella testa del loro autore e ne lessi la biografia. Risparmiai ed acquistai il mio primo disco, cent’anni or sono. E mi piacque forse più di quanto non meritasse.

Un mese fa un amico m’ha passato un dischetto luminescente con dentro quattromilaottocentoventidue canzoni. Quattromilaottocentoventidue frodi al diritto d’autore. Ci son pure i pezzi di quel disco che acquistai cent’anni or sono e a pensarci la coscienza mi si scarica un poco. Ho dato un’occhiata veloce. C’era quel disco di tizio, e quell’altro di caio, quello che avevo proprio intenzione di prendere e quello di cui avevo tanto sentito parlare. C’erano tutti. O quasi. Ho ascoltato sessantasei brani in quindici minuti, quindici secondi a testa, tant’era la smania di assaggiarli tutti. Tutt’ora ci sto lavorando. Ogni giorno vago di qua e di là per quella babele musicale. Ma nessun pezzo mi piace quanto merita. E di nessun pezzo arrivo mai alla fine.

Postato da: uomotatuato a 16:14 | link | commenti (8)
stati mentali, la testa altrui

la saliva

la Ridente, novembre.
una cena. pesce per me. carne per lei.
la saliva. le bocche assaggiano: c'è lussuria nei piatti.
vino. musica jazz: variazioni su django reinhardt. giacche di velluto e mani veloci sulle corde.
un bravo jazzista ha sempre l'aria di uno che non potrebbe permettersi di fequentare il locale dove sta suonando.
parole.
un dolce di cioccolato. ci alziamo. il flusso del contrabbasso e delle chitarre prosegue.
l'eco ci insegue mentre affrontiamo il costo del lusso. paghiamo. cioè: paga lei.
fuori. freddo. portici deserti.
camminiamo. la supero. le sputo davanti ai piedi, mentre cammina.
mi guarda. indico per terra: la saliva.
la saliva.
guarda tutta la saliva che avevo in bocca: sei tu la causa.
il pensiero di ciò che avrà luogo tra poco: sei tu la causa.
il desiderio chiama in causa le ghiandole della bocca. la saliva: sei tu la causa.

la prendo in braccio e la trasporto alla macchina: ho fretta.
la velocità di un drappello di guerriglia è data dal passo del soldato più lento, non da quello del soldato più veloce. io vado veloce, ma lei meno: non posso attendere un piede femminile costretto dai tacchi. il desiderio è un bambino viziato: non ha pazienza.
andiamo in hotel. entro. saluto. salirei dritto in camera.
ma io non sono un cliente. sono il portiere di notte.
l'altro portiere mi da' il cambio. mi metto la giacca, la cravatta. mi appunto al petto la targhetta argentata.
lei si siede sul divanetto. arrivano due clienti. check-in. sorrido e metto a letto i bambini.
la hall è vuota.
la prendo per mano.
il bagno della hall è lindo. la governante, di giorno, pulisce bene.
lingue. molte lingue. mi tolgo la giacca.
si appoggia al lavandino. la luce è accesa, lo specchio specchia.
mi da' le spalle. non mi offendo, anzi. la prendo da dietro. cominciamo un lungo discorso, non verbale.
ognuno ha tre paia di occhi tra cui scegliere. siamo in quattro, grazie allo specchio.
la saliva. peggio di un povero cane del branco di pavlov.
la foga. la frizione. la passione. la sensazione.
l'orecchio teso, la porta aperta.
la cravatta balla impazzita. poi il discorso si arresta un attimo.
mi siedo sul luccicante water da quattro stelle.
degno d'un vittoriale.
lei si siede su di me, sempre di spalle. sa che non mi offendo.
balla la sua musica. io le offro un unico punto d'appoggio. uno solo, ma buono.
archimede approverebbe. gli aumenterebbe anche la saliva, probabilmente.
lei compone il secondo atto dell'opera.
crome, semicrome, biscrome.
adagio, allegretto, allegro andante, allegro maestoso, nuovamente un poco adagio, poi andante grazioso, con brio, poi maestoso fino ad un attimo prima degli applausi.
ci fermiamo. si alza. si inginocchia.
prende la comunione.
poi la saliva. incontenibile. cola dalla mia bocca alla sua, lungo la verticale dei nostri volti.
la saliva. vero metro della carne.
sputate su chi state amando, se vi sta amando sorriderà.

Postato da: mastroFioraio a 10:31 | link | commenti (5)

lunedì, 06 novembre 2006
perchè mi chiamo mastrofioraio

Capito su questo blog su invito dell'oste. Mi si chiede, per prima cosa, come mai io mi spacci per fioraio. Anzi, per mastrofioraio.
Ebbene
orchideaup:
-riguardo il sostantivo fioraio: sarà utile un'immagine. Per maggiore chiarezza, la foto è ruotata di 180°.


E' un'orchidea, non so di quale famiglia o specie o altre nozioni simili, ma non importa, a fronte del fatto che non sono un botanico e che, soprattutto, e' un bel fiore. Bel fiore che, fortuna vuole, ricorda senza imbarazzi un altro fiore, conosciuto da tutti (e forse -mi piace pensare- in special modo dai lettori/dalle lettrici del G.o.D.O.).


-riguardo poi il nome mastro: essendo il suo significato quello di "artigiano che esercita il suo mestiere con grande perizia ed esperienza", un osservatore attento potrebbe decidere, data la mia giovane età, di qualificarmi piuttosto come apprendista.
Pure, tutti sappiamo come gli osservatori eccessivamente attenti talvolta si possano, prendendo a prestito dal francese, mandare tranquillamente encule.
E dunque: sì, sono ancora giovane, ma ci sto lavorando.
Ovviamente, neanche a dirlo, le intenzioni sono buone.
Anzi, cosa dico buone: sono buonissime.

(Comunque no, non vado in giro infilandolo nelle aiuole o nei vasi di fiori. Il parallelo era un altro)

un saluto d'ingresso a tutti ma soprattutto a tutte

Postato da: mastroFioraio a 13:11 | link | commenti (1)
sesso, stati mentali, gazzettino

martedì, 31 ottobre 2006
Il sedere di Dorian Gray

Una splendida ragazza nuda, sdraiata al mio fianco sul mio letto, accarezzandomi la schiena e le natiche, disse un giorno che ero molto bello. Ringraziai facendole però notare che alla mia età avevo ormai idea di chi fosse "bello" e chi no, e che io non potevo certo ricadere nella prima categoria.
Lei però insistette dandomi la seguente risposta:

- Fidati, bisogna proprio che tu sia bello fuori, perchè dentro non lo sei per niente!

Postato da: uomotatuato a 15:45 | link | commenti (2)
sesso, stati mentali

CAP 7 - Mi ricordo di quando ancora il sesso era gioia (Emma)

Mi ricordo di quando ancora il sesso era gioia.
Di quando dai nostri corpi arrivavano solo conferme di quel momento magico. Della mia ingenua circospezione iniziale e del mio veloce abbandonarmi alla passione. Mi ricordo di come ero stata attenta a  misurare nei suoi occhi, durante i primi incontri, che non volesse solo portarmi a letto, che fosse davvero affascinato da qualcosa dentro di me, dal mio modo di pensare, dalla mia allegria o anche solo dalla tranquillità che poteva trasmettergli il mio sorriso.
Anche io, del resto, gli avevo guardato le forme, ma avevo mentito a me stessa come se desiderare un corpo fin dal primo istante fosse peccato. Lui aveva proprio un bel culo ma io fingevo di non farci caso. Preferivo concentrarmi su quegli occhi marroni che molto mi dicevano dell’intrigo di pensieri che gli occupava la mente. Quando alla fine ci siamo messi assieme mi sono dimenticata di tutte quelle seghe mentali dei primi giorni e nei suoi occhi scuri ho cominciato a verificare, ogni notte ed ogni mattino, che volesse ancora fare l’amore con me. Nient’altro.
Mi ricordo della sera in cui raggiunsi l’apice di quella certezza. Ero sdraiata a pancia in basso e lui mi stava baciando la schiena. Adoravo quel suo giochetto. Partiva dal sedere disegnando cerchi concentrici con la punta della lingua, prima su una natica e poi sull’altra attendendo che la lingua si asciugasse e diventasse ruvida come quella di un gatto. Poi iniziava a risalire la spina dorsale dando piccole leccate rugose fra le sporgenze delle vertebre, dove la mia sensibilità era maggiore. Respirava lento e profondo, quella sera, più rumorosamente del solito. Il caldo afflato raggiunse il mio collo spandendosi a lato, dietro alle orecchie, ed in alto all’attaccatura dei capelli. Attesi che si sdraiasse su di me e continuasse a baciarmi il collo ma lui si staccò e riprese a disegnare cerchi sui glutei poi infilò la lingua fra le natiche e la lasciò ferma a premere fra l’ano e la vagina. Ricominciò a salire dopo quasi un minuto, quando credo si rese conto che il mio assaporare le carezze si era trasformato in qualcosa di più. Quella strana sensazione di qualcosa in movimento si era fatta sentire fra le mie cosce, sentivo che la mia vulva si stava bagnando e lui doveva essersene accorto. Percorse l’incavo fra le natiche col naso mentre il dito indice della sua mano destra si faceva largo fra le gambe ed andava ad intingersi nella vagina. La mia mente non sapeva quale parte del corpo ascoltare, la vagina ed il piacere intenso che proveniva dal movimento del suo dito o la colonna vertebrale percorsa dai brividi provocati dalla sua lingua, ma quando quest’ultima giunse alle scapole e lui sfilò il dito per mettere le palme delle mani sul materasso ai lati delle mie spalle ed appoggiò appena il suo petto alla mia schiena, la punta del suo pene turgido che puntava contro le mie natiche serrate attirò tutta la mia attenzione ed io allargai la gambe sperando che lui mi penetrasse in fretta. Che bello era immaginare il suo volto tenendo gli occhi chiusi, ascoltando solo il suo respiro. Che bello misurare la sua emozione dall’intensità della mia, il suo desiderio dal mio piacere, e sapere che tutto questo sarebbe presto esploso trovando appagamento ed amplificazione assieme, nel momento in cui lui sarebbe entrato dentro. La cosa fantastica avvenne nel minuto successivo, senza che io né lui l’avessimo pianificata o presa in considerazione. Si allungò sopra di me per venire a mordermi i lobi delle orecchie e leccarmi le vene del collo. Il suo cazzo era come impuntato fra le mie natiche, duro come un palo, alla ricerca di uno sfogo. Lo sentivo premere contro l’ano. Lui non diceva nulla ed io sapevo che non avrebbe mai cercato di penetrarmi in quel modo, che era inesplorato per entrambi, senza chiedere la mia autorizzazione. Capii che non si stava accorgendo di nulla, che forse stava scambiando la resistenza del mio sfintere con quella dei miei glutei serrati. E allora decisi di lasciarmi andare, di prendermi la libertà di concedermi all’uomo il cui fiato mi trasmetteva solo amore. Cercai di rilasciare i muscoli e la punta del pene trovò subito un alloggiamento. Non era come mi sarei aspettata. Non c’era solo dolore, e nemmeno solo piacere. La  sensazione imperante era di una attesa vigile, di apprensione per ciò che sarebbe accaduto nei secondi a venire. Lui pronunciò il mio nome con tono interrogativo ed io risposi con un gemito. La corona del glande era appena sprofondata dentro di me ed avevo sentito una fitta, come una piccola lacerazione subito scomparsa. Balbettò qualcosa. Stava realizzando la situazione. Sì, mi sei dentro, ho provato a dirgli ma non ero sicura che qualcosa di sensato stesse uscendo dalla mia bocca, perché mi sentivo le viscere piene, nell’intestino, nello stomaco e nel collo. Mi sei dentro, continuavo a dire, mi sei dentro e io ti sento tantissimo, e non mi fa nemmeno troppo male. Lui smise di spingere ed io tirai fiato accorgendomi che fino a quel momento ero rimasta in apnea. Ero bloccata e succube, ma la sensazione di impotenza ed impossibilità a muovermi che stavo provando mi piaceva un sacco perché mi regalava una benefica sensazione di abbandono.
È vero, ti sono dentro, disse. E poi anche mamma mia che bello! Gli risposi che sì, era davvero molto bello e lui mi domandò se mi facesse male. Un po’. Poco, però, gli risposi. Gli dissi che mi piaceva e quando lui, che parlava come fosse un bambino, mi chiese di descrivere che cosa sentissi, io ci pensai un attimo e poi risposi che sentivo come se la clitoride fosse stimolata dall’interno, da qualcosa che occupava interamente il mio corpo e spingeva contro alle sue pareti.
Non durò a lungo. Lui aveva paura di farmi male. Lo capivo dal fatto che rimaneva quasi immobile, che non cercava di spingere. Ogni tanto si ritraeva appena per poi rientrare ma erano movimenti impercettibili, sempre accompagnati da miei gemiti che per lui dovevano suonare più come campanelli d’allarme che come segnali di piacere. Si sdraiò completamente sopra di me e prese la mia testa fra le mani. Le mie guange erano tutt’uno con le sue palme, i suoi pollici dietro alle mie orecchie ed i suoi mignoli a lato dei miei occhi, a premere sulle ghiandole lacrimali eccitate. Ero sua. Totalmente. In tutto il corpo e nella mente. Avrebbe potuto stare in quella posizione per sempre ed io mi sarei lentamente persa dentro di lui anche se era lui ad essere dentro di me. Invece sfilò lentamente l’uccello ed io mi lasciai sfuggire un ultimo strillo col quale tornai in contatto con la realtà.
Mi ricordo molto bene il primo pensiero. Ancora stravolta da quella penetrazione delicata eppure violenta al tempo stesso, mi preoccupai di cosa poteva essere successo laggiù. Inspirai come a sentire col naso che non dovessi iniziare a vergognarmi. Mi chiese come stessi, se andasse tutto bene ed io, invece di rispondere domandai a mia volta se lui fosse sporco. Non aveva guardato, mi rispose, ma non gli importava. Disse che aveva tanta voglia, che era stata una cosa meravigliosa. Ma non sei venuto, gli dissi. Disse che era stato bellissimo lo stesso, solo l’idea di dov’era dentro, mi rispose, lo aveva fatto impazzire, ed anche adesso che era fuori gli era rimasta una voglia tremenda. Io non sapevo che fare. Era ovvio che non avremmo potuto continuare , che non sarebbe stato responsabile prenderlo di nuovo dentro davanti o in bocca. Doveva saperlo pure lui perché lo sentii sollevarsi ed appoggiare il palmo della sua mano sinistra fra le mie scapole. Era seduto sui miei glutei e sentivo le sue natiche contrarsi. Aveva iniziato a masturbarsi. Gli domandai ancora se fosse sporco. Lui disse di sì, che era sporco, però poco, ma che questo lo eccitava ancora di più e che aveva una voglia emorme di venire. E allora io dissi, sì, vieni, vieni, sborrami sulla schiena, amore. Sentivo dai suoi glutei che se lo menava sempre più forte. E mi teneva aggiornata, mi diceva, ecco, ci sono, non subito, però, ho tanta voglia di venire e di non venire allo stesso tempo, di godermi questo momento. Le sue parole venivano fuori così lente, pesanti ed appassionate, sincopate dalla sua mano, che io mi sentivo come se stessi per venire assieme a lui. E così feci, in fondo, quando lui mi annunciò che tutto stava per accadere, che il suo sperma sarebbe presto arrivato a scaldarmi la schiena e che lui si sarebbe buttato sopra di me, esausto, a lasciare che i nostri corpi si incollassero piano piano.

Postato da: uomotatuato a 15:20 | link | commenti
beautiful boyz

Branco di codarde

Qualche tempo fa, lasciai un post dove denunciavo il furto reiterato della bicicletta (la seconda nel giro di poche settimane) avvenuta in probabile perfetta concomitanza con il volo ad angelo del mio cellulare nel water del bagno di un bar.

Era giugno, mancava poco alle ferie e alla conclusione del lavoro che mi costringeva ad un pendolarismo multimodale di quelli seri (treno+autobus+bici/piedi/autostop).

Tornata dalle ferie:

- il cellulare, ripresosi dopo il bagnetto nello Yellow Sea, mi è stato sottratto poche ore dopo aver rimesso piede in suol natio;

- il portatile, dopo pochi giorni, si è suicidato senza alcun cenno preventivo di malessere;

- una terza bici (prestatami) è andata anch'essa ad incrementare il mercato nero delle due ruote non motorizzate;

- ma la più "bella" mi è successa qualche giorno fa: qualche simpaticone mi ha rubato la macchina di notte per poi lasciarmela abbandonata a pochi km di distanza (alla faccia di chi mi dice che sono un'irresponsabile a girare con il serbatoio vuoto...) con evidenti segni di sollazzo consumato al suo interno: sigarette abbandonate, finestrini abbassati...non ho ancora avuto modo e stomaco di indagare oltre.

Tutto questo, oltre ad esborsi coatti da fitte al fegato, porta con sè il rischio di sentirmi arrivare uno di questi giorni una chiamata dall'USL locale:

"Signorina, ci scusi, nulla di personale: è una questione di sicurezza sociale. Dovrebbe venire qui da noi a farsi applicare un'etichetta che avverta gli altri della sua pericolosità. Non la prenda male, è una piccola etichetta dietro nel collo..suvvia, pensi a come venivano trattati gli untori una volta..."

Comunque, etichetta o no, è un dato di fatto che sono stata presa di mira. Come mi è stato giustamente fatto notare, le sfighe sono codarde e si aggirano in branco: sanno che una sola verrebbe sconfitta ridendo, quindi aspettano di essere in tante per prendere coraggio e avventarsi sul malcapitato.

Codarde di merda! Ecco, cosa sono! Mi trovo a subire agguati da esseri senza palle (che però sono in grado di tritarmele, non c'è un cazzo da fare: l'hanno comunque vinta loro).

Rassegno ufficialmente le dimissioni da essere umano combattente contro le gangs armate della sfiga. Buona fortuna a chi ha deciso di resistere.

 

 

Postato da: orsolina69 a 14:11 | link | commenti (4)

sabato, 21 ottobre 2006
Dal cassetto delle rime del cazzo

Ci sono segreti che solo un sogno potente
Ha il potere di far riaffiorare dalla tua mente.
Entità che cerchi ogni giorno di dimenticare
Arrivano allora, come fantasmi, a farsi ricordare.
Odori e sapori adesso proibiti, ma che hai amato
Sfidano la tua conscia indifferenza e tornano al palato.

Ma i sogni di chi hai sognato, ti chiedi da sveglio
Coincidono coi tuoi? Ne condividono lo sbaglio?
Capisci che ciò che hai perduto nella vita reale
Da qualche parte, l’io che non controlli, vuol recuperare.
E se ora sei provato di vergogna per ciò che hai sognato
Non hai paura se la notte, in futuro, ti riporterà al passato.

Postato da: uomotatuato a 09:34 | link | commenti
stati mentali

martedì, 17 ottobre 2006
CAP 6 - Erano tutte stronzate (Max)

Erano tutte stronzate.
Davvero ci credevo? Non era evidente? Mentre guardavo mia moglie sulla porta di casa e mi accingevo a caricare le valigie con tutta la mia roba sul taxi che mi aspettava in strada, una vocina mi stava ponendo queste domande. Adesso saprei cosa rispondere. Ammetterei che sì, era evidente. Ma fino a quel momento avrei giurato sulla mia pelle che stavo facendo la cosa giusta. Per tanto tempo era stato più forte di me raccontarmi tutte quelle cose, quelle “verità” sulla necessità di tradire per preservare il mio matrimonio. E non avevo avuto un solo tentennamento.
Dalla calma alle valigie si era arrivati in poche ore. Claudia, mia moglie, era casualmente inciampata nel piccolo bidone della spazzatura che tenevamo in bagno ed un cartoccio di carta igienica era rotolato sul pavimento attirando la sua attenzione. Aveva preso in mano quel fagotto e lo aveva aperto scoprendovi all’interno un preservativo usato. Non potevo credere che tutte quelle cose fossero accadute per caso, che avesse inciampato davvero in un contenitore tenuto in un angolo irraggiungibile del bagno, che fosse uscito proprio quel pacchetto di carta igienica e che a lei fosse venuto in mente di prenderlo in mano e srotolarlo. Ma il mio disappunto per quello che era stato un evidente accanimento alla ricerca di prove, una fruttuosa caccia ad un indesiderato tesoro, non mi fu utile per distogliere la sua attenzione dal nocciolo del problema: che cazzo ci faceva un preservativo usato in casa nostra visto che noi non ne facevamo uso da anni?
- Mi sono fatto una sega. - dissi per giustificarmi.
- Con il preservativo? Chi avevi paura di fecondare?
- Non volevo sporcare.
- Scusa?
- Volevo venire liberamente, senza preoccuparmi di schizzare sul letto.
- Sono dieci anni che schizzi sulla mia pancia e sul letto!
- Cosa c’entra? Tu non c’eri!
- Ma che cazzo stai dicendo?
- E se poi trovavi le macchie di sperma sulle lenzuola? Magari pensavi che mi ero scopato qualcuna nel nostro letto.
- Invece se trovo un profilattico usato dovrei pensare che lo hai usato per masturbarti? Ma cosa credi? Che sia completamente deficiente?
Non lo credevo e il mio viso immagino lo testimoniasse. Ci avevo provato ed era andata male. Mi sono sempre chiesto per quale strana ragione, a causa di quale malfunzionamento cerebrale, avessi buttato quel preservativo proprio nel bidone del bagno della camera da letto. Non avevo nemmeno scopato lì, scopavo sempre in albergo o comunque non a casa mia. Quella volta lo avevo fatto in auto e non sapendo dove mettere il preservativo, lo avevo annodato e infilato in tasca avvolto nel suo involucro. Arrivato a casa, la sera, mi ero trovato mia moglie davanti che stava preparando il bucato ed un brivido mi aveva percorso la schiena quando mi aveva domandato di darle i vestiti che avevo indosso per metterli a lavare. Così ero andato in bagno ed avevo avvolto il pacchetto argentato in un metro di carta igienica e poi lo avevo infilato con una mano sul fondo del bidoncino della spazzatura, nascosto da altre cartacce.
Mentre il tassista mi conduceva all’Hotel Duomo, che tutti i miei ragionamenti fossero stronzate, divenne improvvisamente chiaro. Così come chiaro mi fu che a pesarmi, in quel momento, non era tanto il rimorso per ciò che avevo fatto, quanto la delusione che avevo inflitto a mia moglie e la pessima immagine che lei avrebbe conservato di me. Sapere che mi stava disprezzando era quasi impossibile da sopportare. Era così ovvio pensando a quanto era appena accaduto ma così ingiusto nei confronti di tutto ciò che c’era stato tra noi. Non sapevo che fare. Lo stomaco mi diceva di continuare a cercare un contatto con lei, magari insistere nella tesi della “masturbazione protetta” o trovare il modo di giustificare il tradimento come momento di debolezza causato da qualche suo gesto, qualche sua mancanza nei miei confronti. Cercare con veemenza l’assoluzione per non aver commesso il fatto od una condanna con mille attenuanti ed il perdono d’ufficio. La testa invece mi ricordava che Claudia non aveva fatto alcuna scenata. Mi aveva guardato come non avrei mai dimenticato, comunicandomi tutto il suo dolore e la sua incredulità a tanta mia scelleratezza. Tentare di farmi perdonare da lei sarebbe stato prenderla in giro ancora una volta. Mi sentivo come un uomo abituato a lavorare diciotto ore al giorno che improvvisamente si ritrova per strada disoccupato, con molti soldi ma senza una sola idea su come passarsi il tempo.
Il taxi arrivò a destinazione e fui costretto ad interrompere il flusso dei miei pensieri. Entrai nella hall del piccolo albergo con due enormi valigie ed uno zaino in spalla. Il proprietario non sembrò affatto sorpreso che dopo anni di camere ad ore io gli domandassi cosa mi sarebbe venuta a costare la mezza pensione in una piccola suite nel caso avessi deciso di rimanere lì a tempo indeterminato. Dissi che avrei fatto una settimana di prova e che poi avrei eventualmente confermato. Pagai in anticipo e poi mi feci accompagnare alla stanza. Mentre lasciavo una piccola mancia al cameriere il telefono cellulare vibrò nella mia tasca. Era l’ufficio e non risposi. Mi buttai invece sul letto a raccogliere le idee.

Postato da: uomotatuato a 13:44 | link | commenti
beautiful boyz

lunedì, 16 ottobre 2006
LAIENDLAST

Ci sono volte, serate, nottate, in cui m’è più facile scendere, immobile, e il fondo toccare, piuttosto che galleggiare.
Quelle in cui la birra che uso per facilitare lo scrivere non basta da sola a farmi provare qualche voglia di ridere. Sorseggio piuttosto qualche generoso bicchiere di Porto, perché denso e dolciastro mi porta lo stomaco allo stesso stato di nausea del mio pensiero contorto.
In cui m’accendo una cicca non per la fragranza che quella mi lascia sulla lingua e sul palato, ma per la gelida ebbrezza che avverto sapendo d’aver di qualche minuto la morte avvicinato.
E son proprio quelle le volte, le serate, le nottate in cui con me stesso sono più turpe, meschino e falso. In cui ogni ricordo di te, orgogliosamente lasciata, stingo con certosina dovizia, quasi che il recente passato d’inferno a nulla fosse valso.
Sono scomparse nel nulla tutte le invidie, le colpe e le discussioni, le ore infinite che abbiamo trascorso a fracassarci ad arte i coglioni.
S’è dissolto quel triste pensiero che puntuale arrivava mentre decidevamo per ore chi avesse torto, quello che mi faceva gettare le armi, perché piuttosto che star lì a continuare la guerra avrei preferito nella lotta essere morto.
Riemergono fatti che, forse per inconsapevole scelta, avevo all’ombra riposto. Riaffioran pian piano quelle cose di te pur di avere le quali a tutto ero disposto.
Persino mi manca quel che ieri citavo come un secco gioco d’attriti fra pene e vagina! Vorrei non essere, come sono, convinto, ma quasi mi sembra di non aver mai fatto scopata sì sopraffina.
Mi chiedo in quale eremo vergognoso si sia ritirato il mio orgoglio, sublimato al primo dopocena vuoto di amici e di televisione spoglio.
Come abbian fatto tutti quegli insopportabilii particolari del tuo agire a venirmi così presto a mancare e la mia sudata solitudine, subdolamente, a colpire.
E quel ch’è peggio è che passo dalla parte del torto. E son io medesimo che, senza interventi esterni, dal lato della colpa mi porto.
Prendi ad esempio quella tua chioma artatamente bionda, da colpi di luce schiarita confusamente (sempre più chiara di ogni inferenza partorita dalla tua mente). Tu sai quanto mi sia sempre stata sul cazzo. Eppure, se per anni  ti ho detto “Castana sei nata, castana resta, perdio!”, adesso mi sembrano pretese da pazzo.
Penso poi al dialogo che tanto anelavo. Alle silenti mezz’ore di calma forzata fra le burrasche delle nostra giornate. L’altra sera sono uscito con una. Valente e colta oratrice. Sarà anche stata la voce, ma se avessi avuto un scopino da cesso da ficcarle in gola... avrei almeno arginato quella gorgogliante fuoriuscita di saccenti stronzate.
A me risplendi di nuovo, dunque, come ai bei tempi. Sei contenta? Soddisfatta? Vendicata? Ti sarà rimasto qualche rancore cui adesso attaccarti con sadica gioia o dall’esperienza con me sei davvero uscita svuotata?
Son nulla anch’io, adesso. Io, invincibile, raziocinante giudice delle manchevolezze tue. Piegato e spezzato dalla tremenda scoperta che la corsa alla fine l’abbiamo corsa ambedue.
Possibile che a tale degrado di dignità, di boria e di nerbo, non riesca da solo a porre rimedio? Non voglio nemmeno pensarci che solo la tua presenza, qui, ora, possa interrompere questo invivibile tedio.

Postato da: uomotatuato a 14:00 | link | commenti
stati mentali

venerdì, 13 ottobre 2006
Un Gioco e un Passatempo

"Arriviamo all'albergo verso le otto. La sala da pranzo è ben illuminata, sembra ancor più luminosa del solito. Forse è il mio umore. Dopotutto, questo è un evento. Ho sempre mangiato da solo. Apriamo i menù. Le nostre teste si chinano un po' per considerare le scelte. Intorno a noi, i rumori attutiti, rassicuranti, della cena. Al centro della stanza un tavolo risplende di frutta. Accanto c'è un carrello di formaggi: bleu de Bresse, pesante e ricco, pungente come le ascelle di una donna; rocquefort, venato come marmo; i piccoli chévres nei loro involti, gruyère..."

James Salter

Postato da: uomotatuato a 15:50 | link | commenti
la testa altrui

AAA - Aggettivo cercasi (Sondaggio)

Ci sono diverse categorie di persone dal comportamento discutibile.
Ognuna ha il suo aggettivo di riferimento e di aggregazione a propri simili.
L'aggettivo più azzeccato per descrivere il sottoscritto è stronzo.
Un aggettivo diverso attribuirei invece agli esimii colleghi ristoratori che sono venuti a pranzo stamane nel mio locale. Uno appropriato mi sfugge e chiedo aiuto allo sparuto popole dei frequentatori del blog.

I "non aggettivati" si siedono ed ordinano da mangiare, poi domandano alla cameriera di portar loro una certa bottiglia indicandola sulla carta dei vini. Trattasi di uno spumante Metodo Classico fatto sui colli piacentini da uve Malvasia e dal costo di 20,50 euro. Assaggiano il vino e quello dei due soci che nel loro ristorante si occupa della sala e della composizione della carta dei vini chiama la cameriera dicendo che il vino non è un vino da pasto bensì da dolce e che non è di loro gradimento.

Soprassiedo sul fatto che un sommelier o suo surrogato confonda lo zucchero con la pseudo sensazione dolce di un'uva aromatica come la Malvasia perchè non è questo l'indizio che deve portarci alla risposta. L'aggettivo che vo' cercando infatti non è nè incompetente né (cito Elio e le Storie Tese) "Uomo dalle papille gustative interrotte".

La cameriera, che è musulmana e quindi il vino non sa nemmeno che sapore abbia, è imbarazzata e per non fare brutte figure, in mia assenza, toglie la bottiglia dal tavolo dei due clienti/colleghi e domanda loro cosa desiderano in alternativa. I due ripiegano su due calici di vino da 3 euro cadauno e con questi arrivano alla fine del pasto.

E qui viene il bello. Si avvicinano alla cassa. La cameriera non sa che fare e prepara il conto senza la bottiglia. Due Coperti, due antipasti, due primi, due bicchieri di vino da 3 euro, una bottiglia di acqua e un caffe per un totale di 36,50 euro. Non si sono resi conto, i due gestori, che hanno fatto stappare una bottiglia e poi l'hanno mandata indietro dopo averne bevuti due calici? Non sanno che adesso la bottiglia non è riutilizzabile se non per le scaloppine? Non hanno pensato che avendo mangiato 4 portate ed altri due calici di vino, il conto di 36,50 euro NON POTEVA includere la bottiglia da 20,50 euro che avevano ordinato?
Evidentemente no, perché i due hanno pagato e se ne sono andati senza nemmeno domandare per cortesia se la bottiglia che avevano fatto aprire fosse da pagare. Magari la cameriera (che è pure in ramadan e le è vietato tirare madonne)gli avrebbe risposto di no, vista l'ipocrita benevolenza che aleggia fra noi colleghi/concorrenti.

Il racconto è finito.
Serve un aggettivo.
Votate gente! Votate!

Postato da: uomotatuato a 15:43 | link | commenti (3)
gazzettino